Stasino di Cipro e Cypria (i 'Canti Cipri')
Cypria
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I Cypria (in greco Κύπρια; in italiano anche "Canti Cipri") sono un antico poema epico greco piuttosto noto e conosciuto in epoca classica, durante la quale ne circolava un testo definitivo e comunemente accettato, ma che è andato successivamente perduto. Faceva parte del Ciclo Troiano, che raccontava in versi l'intera storia della guerra di Troia. Le vicende trattate dai Cypria si pongono cronologicamente all'inizio del Ciclo Troiano e sono seguite dall' Iliade; la stesura dei due poemi apparentemente avvenne in ordine inverso rispetto alla cronologia letteraria. Il poema si componeva di undici libri scritti in esametri dattilici.
Datazione ed attribuzione
I Cypria, nella forma scritta in cui erano conosciuti nella Grecia classica, furono probabilmente composti verso la fine del VII secolo a.C.[1], ma non esistono certezze in merito. I poeti ciclici, come ha fatto notare la traduttrice delle opere di Omero Hugh G. Evelyn-White[2] "stavano attenti a non invadere il terreno già occupato da Omero" e questo è uno dei motivi per cui potrebbe ritenere la forma scritta e definitiva dei Cypria un poema post-omerico. Un altro studioso ha sostenuto: "L'autore dei Kypria, doveva aver già apprezzato i temi dell' Iliade. In qualsiasi modo si leggano i Kypria, salterà agli occhi come si studino gli avvenimenti contenuti nell'Iliade per potersi riferire ad essi, ad esempio la cessione in schiavitù di Licaone a Lemnos o le storie di Achille con Briseide e di Agamennone con Criseide".[3] Si potrebbero paragonare i Cypria con l' Etiopide, un altro poema del ciclo andato perduto, ma che anche dai pochi frammenti e dalle citazioni che ne abbiamo appare maggiormente autonomo rispetto all' Iliade.
Le storie contenute nei Cypria, d'altra parte, si erano stabilizzate molto prima di allora, ed il poema condivide lo stesso problema di difficoltà di datazione di una tradizione orale che è proprio delle opere di Omero. Molte, per non dire tutte, delle leggende contenute nei Cypria erano già ben note agli autori dell' Iliade e dell' Odissea: i Cypria, presupponendo quindi la conoscenza degli eventi narrati nel poema omerico, vanno così a formare una specie di introduzione all' Iliade. [4]
Il titolo Cypria, che associa il poema con l'isola di Cipro,[5] ha richiesto alcune spiegazioni: secondo una tradizione antica[6] il poema sarebbe stato donato da Omero a suo genero Stasino di Cipro, che non viene citato in nessun altro contesto. Questa sembrerebbe essere un'allusione ad una perduta Ode Nemea di Pindaro. La storia venne poi ripresa da alcuni autori di epoca più tarda. Perlomeno la storia è servita a spiegare come mai i Cypria furono attribuiti da alcuni ad Omero, da altri a Stasino. Altri, tuttavia lo attribuirono ad Egesia di Salamina od a Cipria di Alicarnasso.
È possibile che l' Ordine di battaglia dei Troiani (l'elenco dei Troiani e dei loro alleati in Iliade II, 816-876, che forma un'appendice al Catalogo delle navi) sia un riassunto di quello presente nei Cypria, che si sa che nell'ultimo libro contenevano appunto un elenco degli alleati dei Troiani.
Contenuto
Nelle attuali edizioni critiche dei Cypria sopravvivono soltanto cinquanta versi del testo originale. Per conoscerne la trama dipendiamo quindi quasi completamente da un riassunto del Ciclo Troiano contenuto nella Crestomazia scritta da un oscuro Proclo (che forse potrebbe essere identificato con il grammatico del II secolo Eutichio Proclo). Alcune altre fonti forniscono indicazioni di minor rilievo sull'intreccio del poema.
Il poema narra l'origine e le cause della guerra di Troia, nonché i suoi primi momenti. Sia apre con la decisione di Zeus di alleviare, per mezzo di una guerra, il peso della popolazione che la Terra deve sopportare: ne consegue la guerra dei Sette contro Tebe.
I Cypria descrivono quindi le nozze di Peleo e Teti. Nel famoso episodio del giudizio di Paride[7] tra le dee Atena, Hera ed Afrodite, Paride assegna il premio per la bellezza ad Afrodite, e a sua volta riceve in premio Elena, la moglie di Menelao.
Paride, su consiglio di Afrodite, costruisce allora una nave, ed Eleno gli predice il suo futuro; Afrodite ordina ad Enea di imbarcarsi con lui, mentre anche Cassandra presagisce ciò che avverrà.
In Lacedemonia i Troiani vengono ricevuti dai figli di Tindareo, i Dioscuri Castore e Polluce, e da Menelao che si imbarca poi per Creta, dopo aver ordinato ad Elena di fornire agli ospiti tutto ciò di cui avessero avuto bisogno. Afrodite fa avvicinare Elena e Paride, ed il principe porta lei e la sua dote a Troia, con una tappa a Sidone, che Paride e i suoi uomini attaccano con successo.
Nel frattempo Castore e Polluce vengono catturati ed uccisi mentre stanno rubando il bestiame di Idas e Linceo: Zeus allora concede loro l'immortalità.
Iris avverte Menelao, che torna per organizzare una spedizione controi Troia insieme al fratello Agamennone. Decidono di riunire gli ex-pretendenti alla mano di Elena, che avevano giurato di difendere i diritti matrimoniali di chi tra loro fosse riucito a sposarla. Nestore racconta a Menelao alcune storie:
- Come Epopeo fosse stato distrutto dopo aver sedotto le figlie di Lico
- La storia di Edipo
- La pazzia di Eracle
- La storia di Teseo ed Arianna
Radunando i capi dei Greci, smascherano la follia simulata di Odisseo, che non voleva seguirli. I capi dei Greci riuniti insieme in Aulide celebrano dei sacrifici dall'esito infausto, e l'indovino Calcante annuncia loro che la guerra durerà dieci anni. Raggiungono la città di Teutra, in Misia e la saccheggiano per errore, scambiandola per Troia: Telefo va in soccorso della città, ma viene ferito da Achille. La flotta greca viene separata da una tempesta, ed Achille approda a Sciro, dove sposa Deidamia, la figlia di Licomede e guarisce Telefo dalle ferite, in modo che possa guidarli a Troia.
Quando gli Achei riescono a riunirsi in Aulide una seconda volta, Agamennone viene convinto da Calcante a sacrificare sua figlia Ifigenia per placare le dea Artemide e ottenere un viaggio tranquillo per le navi, dopo che il re stesso l'aveva offesa uccidendo un cervo. Ifigenia viene fatta venire fingendo che debba sposare Achille, ma Artemide all'ultimo momento la porta via, sostituendola sull'altare con un cervo, e la trasporta in Tauride rendendola immortale.
La navi greche giungono quindi sull'isola di Tenedo dove, mentre stanno banchettando. Filottete viene morso da un serpente e deve essere lasciato a Lemno. Qui Achille litiga con Agamennone. Un primo tentativo di sbarco nella Troade viene respinto dai Troiani e Protesilao viene ucciso da Ettore. Achille allora uccide Cicno, figlio di Poseidone e costringe i Troiani a ritirarsi. I Greci raccolgono i loro caduti ed inviano dei messaggeri a chiedere la resttituzione di Elena e del tesoro. Dopo il rifiuto dei Troiani, dapprima tentano un assalto verso la città, poi mettono a ferro e fuoco le campagne circostanti.
Achille vuole vedere Elena, così Afrodite e Teti escogitano un modo di farli incontrare. I Greci vorrebbero tornare a casa, ma vengono trattenuti da Achille, che poco dopo mette in fuga il bestiame di Enea, saccheggia le città vicine ed uccide Troilo. Patroclo porta Licaone a Lemno e lo vende come schiavo. Achille e Agamennone si prendono come bottino di guerra rispettivamente Briseide e Criseide.
Seguono quindi la morte di Palamede, il piano elaborato da Zeus di aiutare i Troiani allontanando Achille dall'alleanza greca ed il poema si chiude con un catalogo degli alleati dei Troiani.
Valutazione del poema
I Cypria furono considerati un poema minore rispetto ai due capolavori di Omero: Aristotele li criticò per la loro mancanza di una coesione narrativa e di un argomento portante. Si tratta più che di una vicenda unitaria di un catalogo di eventi e storie separate.
Note
- ^ Un'indicazione circa il fatto che almeno i contenuti principali dei Cypria fossero già conosciuti attorno al 650 a.C. ci viene dalla raffigurazione del Giudizio di Paride sul "Vaso Chigi" (Burkert 1992; 103). Sulla caraffa di epoca proto-attica nota come "Vaso Chigi", Paride viene identificato come Al[exand]ros, nome con cui sembra venga chiamato anche nei Cypria.
- ^ Nella sua prefazione a Hesiod, The Homeric Hymns, and Homerica
- ^ Ken Dowden, "Homer's Sense of Text" The Journal of Hellenic Studies 116 (1996, pp. 47-61). p 48, si noti che l'osservazione fu originariamente fatta da Eric Bethe, in Homer: Dichtung und Sage II: Odysee, Kyklos, Zeitbestimmung, 1922:202.
- ^ Enciclopedia Britannica, 1911: "Stasinus"
- ^ Burkert,(Burkert 1992;103) notando corrispondenze con la cultura Mesopotamica, conclude:" Queste osservazioni devono allora riferisi all'epoca in cui Cipro, anche se ricca e potente, era ancora formalmente sottoposta alla dominazione Assira"
- ^ Giovanni Tzetzes' Chiliades XIII.638.
- ^ Paride nelle citazioni dai Cypria e nei riassunti sopravvissuti viene chiamato Alexandros
Edizioni
- Edizioni online (versione inglese):
- Frammenti dei Cypria traduzione di H.G. Evelyn-White, 1914 (pubblico dominio)
- Frammenti di tutto il Ciclo Epico traduzione di H.G. Evelyn-White, 1914 (pubblico dominio); Progetto Gutenberg
- Edizioni a stampa (Il testo greco):
Bibliografia
- Burkert, Walter, 1992. The Orientalizing Revolution: Near Eastern Influences on Greek Culture in the Early Archaic Age (Cambridge: Harvard University Press) pag. 101-04.
- F.G. Welcker, Der epische Cyclus (1862)
- D.B. Monro, Appendice alla sua versione dell' Odissea, XIII-XXIV. (1901)
- Thomas W. Allen, "The Epic Cycle," in Classical Quarterly (Gennaio 1908, ed edizioni succssive)
Zenone di Cizio (odierna Làrnaka)
Zenone di Cizio
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| « L'uomo deve essere liberato dalle passioni, vero e unico male. » |
Zenone di Cizio (Cizio, 333 a.C. – 263 a.C.) è stato un filosofo greco antico nativo di Cipro, considerato il fondatore dello stoicismo.
Come Talete, non era di origine greca ma fenicia. Cizio (odierna Làrnaka) era una località dell'Isola di Cipro, che all'epoca costituiva un importante crocevia dei commerci tra l'Occidente e l'Oriente del Mediterraneo. Fu allievo del filosofo cinico Cratete e, successivamente, di Polemone, scolarca dell'Accademia platonica nell'ultimo quindicennio del IV secolo. Intorno al 300 fondò la Stoa.
Il suo contributo alla storia delle idee si rivela notevole soprattutto nel campo dell'etica, in cui espresse posizioni spesso condizionate dalla sua formazione cinica, e della gnoseologia. Come per gli epicurei anche per gli stoici la fonte di ogni conoscenza è la sensazione (elemento passivo), cui si deve accompagnare l'assenso (elemento attivo), per arrivare così alla rappresentazione catalettica. I concetti sono anticipazioni mentali, fondate sulle sensazioni, e anche i ragionamenti, detti anapodittici, non si discostano dall'analisi di singoli avvenimenti. A Zenone è dedicato il primo volume della classica raccolta di frammenti stoici curata da Hans von Arnim (SVF 1).
La fisica e la morale
L'universo è come un grande animale composto di due elementi, la materia e il Lògos o ragione, che è detto anche Dio e rappresenta il soffio vitale o ragione seminale. Questo principio divino è Provvidenza immanente e guida finalisticamente l'evoluzione del mondo verso il suo necessario sviluppo. Ogni evento in quanto permeato del divino è perfetto, e la libertà dell'uomo consiste nel riconoscere e condividere la perfezione. Come il mondo anche l'uomo è animato dal lògos e il suo dovere e la sua virtù consistono nel vivere secondo ragione, estirpando da sé le passioni e i desideri; il saggio stoico è cittadino del mondo perché riconosce il valore universale della ragione.
La fonte più importante riguardo alla sua vita è una biografia scritta da Diogene Laerzio, nel libro VII della sua opera Raccolta delle vite e delle dottrine dei filosofi:
| « Ζήνων Μνασέου ἢ Δημέου, Κιτιεὺς ἀπὸ Κύπρου » | |
|
(Diogene Laerzio)
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| « Zenone fu figlio di Mneseo o Demeo, e nacque a Cizio, su Cipro » |
A lui è stato dedicato il cratere Zenone, sulla Luna.
Spettacolo di Danza
Il Venerdi 16 ottobre alle ore 22,30, al teatro LO SPAZIO,
in via Locri 42 ( vicino a via Sannio-zona S. Giovanni)
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1) il gruppo di musica greca Evi Evan
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manifestazione di Memoria
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Εκδήλωση
«ΝΗΜΑ» Σύνδεσμος Κυπρίων στην Ιταλία
πραγματοποιεί εκδήλωση Μνήμης, Τιμής και Αγώνα, την ερχόμενη Παρασκευή :17/07/09 στις16,30 στο:
Sala Conferenze, Ex Mattatoio ( Testaccio) Largo Dino Frisullo, Roma
με αφορμή τις μαύρες επετείους του προδοτικού πραξικοπήματος και της βάρβαρης τουρκικής εισβολής.
Καλούμεν όλα τα μέλη και τους φίλους της Κύπρου όπως συμμετάσχουν στην εκδήλωση, για να καταδικάσει το προδοτικό πραξικόπημα και τη βάρβαρη τουρκική εισβολή και κατοχή και για να τιμήσει όλους όσοι αγωνίστηκαν και θυσιάστηκαν υπερασπιζόμενοι τη δημοκρατία και τη νομιμότητα, αλλά και την ελευθερία και την εδαφική ακεραιότητα της πατρίδας μας.
Ομιλητής στην εκδήλωση θα είναι η Πρόεδρος του Συνδέσμου Κυπρίων Ιταλίας «ΝΗΜΑ» : Αλεξάνδρα Ζαμπά
.............................................................................
Manifestazione
L’Associazione dei ciprioti in Italia «NIMA»
Organizza una manifestazione di Memoria, di Valore e di Lotta
Il prossimo Venedrì : 17/07/09 alla
Sala Conferenze, Ex Mattatoio ( Testaccio) Largo Dino Frisullo, Roma,
Elezione nuovo C.D.
Roma, 5 luglio
Oggetto: Elezione nuovo C.D.
Quando: 16/07/09 alle ore 24,00. In mancanza del numero legale, si rinnova per il giorno
17/07/09 alle ore 17,30
Dove: Sala Conferenze, Ex Mattatoio ( Testaccio) Largo Dino Frisullo, Roma
L’ Associazione dei Ciprioti in Italia “NIMA”
invita
i propri soci, a partecipare all’ Assemblea per la votazione del nuovo Consiglio Direttivo che si terrà a Roma il 17/07/09 ore 17,30 alla Sala Conferenze - Ex Mattatoio - (Testaccio) , largo Dino Frisullo La decisione è stata presa nella riunione del C.D. del 25/06/09 dettata dallo statuto dell’Associazione stessa che vuole rinnovato il C.D. ogni tre anni.L’attuale C.D. è stato insediato il 27/07/06.
L’Assemblea avrà il seguente ordine del giorno:
a) Illustrazione delle attività svolte nel triennio 2006-2009.
b) Insediamento del seggio elettorale
c) Formazione delle liste elettorali
d) Votazione del Consiglio Direttivo
e) Rinfresco
La Presidente
Alexandra Zambà
NIMA Associazione dei ciprioti in ItaliaVia Labicana, 31 00184 Roma /
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L'icona grande di San Nicola restaurata a Roma
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma MUSEO NAZIONALE DEL PALAZZO DI VENEZIA
Cipro e l'Italia al tempo di Bisanzio.
L'Icona Grande di San Nicola tis Stégis del XIII secolo
Restaurata a Roma
23 giugno – 26 luglio 2009COMUNICATO STAMPA La mostra Cipro e l'Italia al tempo di Bisanzio. L'Icona Grande di San Nicola tis Stégis del XIII secolo restaurata a Roma nasce con l'intento di mettere in luce i legami tra Cipro e l'Italia in età bizantina.Occasione dell'esposizione è il restauro, recentemente concluso dall'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma (ISCR), della grande icona tardo duecentesca di San Nicola tis Stégis (del Tetto) raffigurante il santo, scene della sua vita e donatori.
L'evento, promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, è stato realizzato grazie alla sinergia di diversi istituti italiani e ciprioti e soprattutto per merito della lunga e proficua collaborazione tra l'ISCR e il Museo Bizantino della Fondazione Arcivescovo Makarios III di Nicosia.
L'icona proviene dall'omonima chiesa di Kakopetrià, a sud ovest della capitale cipriota, ed è oggi conservata nel Museo Bizantino della stessa città. Il dipinto si distingue dalla produzione pittorica presente nell'isola in virtù dell'applicazione sulla tavola di una preparazione di tela ricoperta di gesso, sotto la quale è una pergamena fissata con colle animali. Questa particolarità tecnica, probabilmente adottata per garantire una migliore conservazione, e i richiami all'iconografia occidentale nella figura del Santo e soprattutto negli episodi della sua vita, riconducono all'ambiente multiculturale della Cipro del XIII secolo, in cui tra gli abitanti greci e le minoranze dei latino-ciprioti e dei siro-ciprioti si instaurò un rapporto di reciproco scambio culturale, che diede vita ad un'arte capace di soddisfare le esigenze di una popolazione multietnica. Un importante canale di diffusione della maniera “cipriota” in Occidente è costituito da artisti occidentali che, dopo aver lavorato a Cipro, diffusero il nuovo stile nell'Italia meridionale, testimoniato ad esempio negli affreschi della cripta di San Vito a Gravina di Puglia (XIII-XIV sec.).L'esposizione della bellissima tavola, dalle imponenti dimensioni (203 x 158 cm), è corredata da una serie di pannelli didattici, relativi alle diverse fasi del restauro, alla storia del Museo Bizantino e ai contatti tra Cipro e l'Italia. Particolare rilievo viene riservato alla riproduzione dell'icona "gemella" raffigurante la Madonna dei Carmelitani, nata per la chiesa di San Cassiano a Nicosia, conservata nello stesso museo e attribuita alla stessa bottega della tavola restaurata dall'ISCR.Nel catalogo un fil rouge collega l'icona di San Nicola alle opere custodite in tre musei nazionali del Polo Museale della Città di Roma (Palazzo Venezia, Palazzo Barberini, Palazzo Corsini) aventi un legame con Bisanzio o segnate dal suo influsso: dagli avori bizantini, ai marmi di IX-XIV sec., fino ai dipinti su tavola di artisti che aprirono la strada al Rinascimento italiano, quali Paolo Veneziano, Giovanni Baronzio, Giovanni da Rimini, Beato Angelico e altri. Una serie di saggi, infine, rende conto dei risultati delle indagini scientifiche e del complesso intervento di restauro ad opera dell'ISCR. Cipro e l'Italia al tempo di Bisanzio. L'Icona di San Nicola tis Stégis del XIII secolo restaurata a Roma
Roma - Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
Sala Altoviti 23 giugno – 26 luglio 2009
Via del Plebiscito, 118
Orario: da martedì a domenica 8.30-19.00Biglietto: intero € 4; ridotto € 2Info: tel. 06.69994284- 06.69994289, fax 06.69994394 Comitato scientifico:
Claudio Massimo Strinati (Soprintendente SPSAE e per il Polo Museale della Città di Roma)
Caterina Bon Valsassina (Direttore dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma)Giuseppe Basile (Direttore storico artistico dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma)
Ioannis Eliades (Direttore del Museo Bizantino della Fondazione Arcivescovo Makarios III)
Curatore della mostra:Ioannis Eliades Coordinamento della mostra:
Maria Giulia Barberini
Progetto di allestimento ed elaborazione grafica:
Mario Grompone, Claudio Santangelo
Direttori dei musei
Maria Giulia Barberini, Maria Selene Sconci (Museo Nazionale del Palazzo di Venezia)
Paola Mangia (Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Corsini)
Anna Lo Bianco, Angela Negro (Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Barberini)
Catalogo
A cura di Ioannis Eliades
Testi di: Charalampos Chotzakoglou, Daniele Ferrara, Ioannis Eliades, Angela Negro, Silvia Pedone, Gianni Pittiglio, Claudio Santangelo, Maria Stavrou, Demetrios Triantaphyllopoulos, Carolina Vigliarolo.
Progetto grafico: Doros Kakoullis
Edizioni Vivliotechnia - Atene
Ufficio stampa: Antonella Stancati, Anna ValerioTel 06.69994219-8 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Evi Evàn & Opa Opa
La Vita della Morte
Regole per le votazioni Europee dei ciprioti in Italia
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