Limonaia di Villa Torlonia, martedì 1 dicembre 2009 - invitato dalla Associazione dei ciprioti in Italia NIMA, in occasione della Settimana della cultura cipriota 2009, il prof. Vincenzo Lucchese Salati (Università IUAV di Venezia - Facoltà di Architettura) tiene una conferenza sul tema: Una grande famiglia cipriota e la cultura veneta del Rinascimento - un esempio di felici rapporti tra la società italiana e cipriota.
Danza cipriota della falce. Sotiris Odysseos, Limonaia di Villa Torlonia, lunedì 30 novembre 2009 - invitato da Lakatamia (Cipro) a Roma dalla Associazione dei ciprioti in Italia NIMA, in occasione della Settimana della cultura cipriota 2009, per tenere un seminario teorico-pratico sulla danza tradizionale cipriota.
Danza cipriota. Sotiris Odysseos Odysseos, Limonaia di Villa Torlonia, lunedì 30 novembre 2009 - invitato da Lakatamia (Cipro) a Roma dalla Associazione dei ciprioti in Italia NIMA, in occasione della Settimana della cultura cipriota 2009, per tenere un seminario teorico-pratico sulla danza tradizionale cipriota.
Nell'ambito della Settimana della cultura cipriota 2009, che si è svolta dal 26 novembre al 1 dicembre prima a Viterbo e poi a Roma, nell'Auditorium dell'Università della Tuscia, la sera del 26 novembre 2009 c'è stata la rappresentazione dell'opera teatrale-musicale I ZOI TU THANATU (La Vita della Morte) di Alexandra Zambà.
I Sousta, danza tradizionale mediterranea, nella sua versione cipriota
I Sousta (La Molla), danzato da Sotiris Odysseos e Charicleia Odysseos (padre e figlia), nella Limonaia di Villa Torlonia, lunedì 30 novembre 2009 - invitati da Lakatamia (Cipro) a Roma dalla Associazione dei ciprioti in Italia NIMA, in occasione della Settimana della cultura cipriota 2009, per tenere un seminario teorico-pratico sulla danza tradizionale cipriota.
Eftychia Ioannu e Dimitris Evaggelou danzano, nella Sala Gatti di Viterbo, venerdì 27 novembre 2009, in occasione della Settimana della cultura cipriota 2009. Eftychia Ioannu è stata invitata a tenere una conferenza sulla architettura romana e veneziana a Cipro, Dimitris Evaggelou a tenere un seminario sulla danza tradizionale mediterranea.
Rembetiko, danzato da Dimitris Evaggelou, nella Sala Gatti di Viterbo, venerdì 27 novembre 2009 - invitato, in occasione della Settimana della cultura cipriota 2009, a tenere un Seminario teorico-pratico sulla danza tradizionale mediterranea.
Sirtos, danzato da Sotiris Odysseos e Charicleia Odysseos (padre e figlia), nella Limonaia di Villa Torlonia, domenica 29 novembre 2009 - invitati da Lakatamia (Cipro) a Roma, in occasione della Settimana della cultura cipriota 2009 per tenere un Seminario teorico-pratico sulla danza tradizionale cipriota - che prosegue oggi lunedì 30 novembre e domani 1 dicembre (dalle ore 17.00 alle ore 19.00)
per dare la possibilità ad un vasto pubblico italiano di conoscere meglio l’isola di Cipro, ha promosso una manifestazione culturale dal titolo:
Cipro tra oriente e occidente
Promotori dell’iniziativa oltre l’Associazione dei ciprioti in Italia NIMA: Ministero della P.I. di Cipro, Comune di Lacatamia (Cipro), Ambasciate di Cipro e di Grecia in Italia, SAE (Consiglio dei Greci all’ Estero), Cyprus Airways, Regione Lazio, Provincia di Roma, I Municipio di Roma, III Municipio di Roma, Comune di Viterbo, Università della Tuscia - Facoltà di Lingue.
La manifestazione si svolgerà a Roma e Viterbo:
Roma: Sala Conferenze della Limonaia di Villa Torlonia
Viterbo : Auditorium Santa Maria in Gradi (Facoltà di Lingue-Università della Tuscia) e Sala Gatti.
Tutti gli ambienti della manifestazione si trovano in contesti prestigiosi, dispongono di spazi esterni ospitali, si collocano al centro delle città, prossimi a facoltà universitarie, musei, centri commerciali.
L’ Associazione dei ciprioti in Italia “NIMA” lo scorso anno ha realizzato con grande successo di pubblico e di critica, una settimana di cultura cipriota a Roma, Palestrina (RM) e Sutri (VT)
Per l’anno 2009 propone una nuova manifestazione culturale in due città:
Viterbo 26-27-28 novembre. Roma 29-30 novembre 1 dicembre .
Per la realizzazione del progetto, l’Associazione- NIMA- ha invitato noti artisti e studiosi ciprioti e italiani: documentaristi, architetti, organizzatori culturali, maestri di danza. Intende proporre in Italia antiche e moderne espressioni artistiche cipriote come: arti visive, teatrali, musicali, culinarie, mostre fotografiche col seguente programma generale:
a. Documentari:Visioni dal presente e dal passato
b. Danza: sonorità mediterranee, gesto e melopea.
c. Assaggi eno-gastronomici
d. Mostre fotografiche
e. Spettacolo teatrale: “La Vita della Morte”
Lo Spettacolo Teatrale “La Vita della Morte” mette in scena il lamento rituale come unità dinamica di parola, di melopea e di gesto. Esprime storie mediterranee con canti, balli e musica provenienti dall’isola di Cipro e dalla penisola della Grecìa salentina. Mette a nudo, a partire dalla ricchissima produzione orale italiana e greca, Salentina e Cipriota, un moderno tabù, la morte. Con l’utilizzo delle lingue italiana e greca, del dialetto grico-salentino e dell’ idioma greco-cipriota, il palcoscenico sviluppa la ricchissima produzione orale italiana e greco cipriota, come testimonianza dell’importanza della comunità che nel lutto diventava sostegno.
Le Mostre fotografiche tratteranno:
1) UNA GRANDE FAMIGLIA CIPRIOTA E LA CULTURA VENETA DEL RINASCIMENTO
Un esempio di felici rapporti tra la società italiana e cipriota.
Parteciperà il prof: Vincenzo Lucchese
(Università IUAV di Venezia – Facoltà di Architettura)
2) FILIA: UN PAESE SOSPESO
Paese di grande importanza archeologica sospeso ed inanimato dal 1974, anno dell’invasione turca. Interverrà Petros Solomu ( Architetto Ministero P.I. di Cipro)
3) TESTIMONIANZE ATTRAVERSO L' ARCHITETTURA
a) Periodo Romano (58 a.C.-330 d.C.): tracce architettoniche a Cipro (e.g ville romane come a Pafos con pavimenti mosaici originali ed altri.)
b) Periodo Veneziano (1489-1571): strutture militari e religiose (mura di Nicosia, la Fortificazione di Famagusta).
Interverranno: l’ingegnere, Eftichia Ioannou e l’architetto Periclis Ioannides.
Scopi e finalità della manifestazione
La Manifestazione mira a far conoscere ad un vasto pubblico italiano, Cipro, isola del mediterraneo di grandi contaminazioni linguistiche, artistico-filosofiche, ponte tra oriente e occidente, di cultura e tradizioni millennarie e di manifeste affinità con la cultura della penisola italiana.
L’ Associazione dei Ciprioti in Italia “NIMA”, con la manifestazione “Cipro tra Oriente e Occidente” diffonderà a Roma e Viterbo, messaggi di pace, solidarietà e collaborazione.
Programma dettagliato di Viterbo:
Viterbo 26-27-28 novembre
INGRESSO LIBERO
26 novembre ore 18.30
Spettacolo teatrale:“La vita della morte”-Auditorium S.Maria in Gradi (via Sabotino:Università della Tuscia-Facoltà di Lingue).
27 novembre ore 15.00-20.00
Sala Gatti -centro medievale,(10mt. da Piazza delle Erbe)
A. Mostra Fotografica: Filia: un Paese sospeso. Relatore: Petros Solomoù (Direttore del Dipartimento del Ministero della Pubblica Istruzione di Cipro)
B. Suoni e gusti nella cultura cipriota:
Relatori: A. Zambà e V. Hadjiphani.
C. Danza Orientale e Cipriota: seminario con danze sul palco e col pubblico in sala. Maestri: Dimitris Evagghelou e Andreas Petrou.
D. Aperitivo cipriota
28 novembre ore 15.00-20.00
A. Mostra Fotografica: Testimonianze attraverso l’architettura.
Seminario sul periodo Romano (58 a.C.-330 d.C.) periodo Veneziano (1489-1571) Relatori:E. Ioannou e P.Ioannides
B. Documentari sulla vita cipriota: Relatori: D. Theocharous e L. Dimosthenous
C. Danza Orientale e Cipriota: seminario con danze sul palco e col pubblico in sala. Maestri: Dimitris Evagghelou e Andreas Petrou.
D. Aperitivo cipriota
Programma dettagliato di Roma:
Roma 29-30 novembre -1 dicembre
Sala Conferenze della Limonaia di Villa Torlonia (v. Nomentana)
INGRESSO LIBERO
29 novembre ore 15:00-20:00
A. Mostra fotografica Filia : un Paese sospeso. Relatore: Petros Solomu
B. Suoni e gusti nella cultura cipriota. Relatori: A. Zambà e V. Hadjiphani
C. Danza Orientale e Cipriota: Seminario con danze sul palco e col pubblico in sala. Maestri: Sotiris e Charicleia Odysseos
D. Aperitivo cipriota
30 novembre ore 15.00-20.00
A. Testimonianze attraverso l’architettura. Relatori:E. Ioannou, P. Ioannides
B. Documentari sulla vita cipriota
Commentano Despina Theocharous ed Eftichia Ioannou
C. Danza Orientale e Cipriota: Seminario con danze sul palco e col pubblico in sala. Maesti: Sotiris e Charicleia Odysseos
D. Aperitivo cipriota
1 dicembre ore 15:00-20:00
A. Mostra fotografica: Una grande famiglia cipriota e la cultura veneta del Rinascimento
Relatore: Professor Vincenzo Lucchese (Università IUAV di Venezia)
B.Documentari sulla vita cipriota.
Commentano D.Theocharous e E. Ioannou
C. Musica e danza Orientale e Cipriota: Seminario con
danze sul palco e col pubblico in sala. Maestri: Sotiris e Charicleia Odysseos
D. Aperitivo cipriota
Ricerca sui ritmi percussivi mediterranei
Primi di novembre 2009. Nella casa viterbese di Rossella Lodesani e Giuseppe Misuraca, nel corso del post-cena, Antonio Goduto suona il tamburello - audizione privata per Alexandra Zambà, presidente della Associazione dei ciprioti in Italia NIMA, che sta conducendo una ricerca sui ritmi percussivi mediterranei, in particolare salentini, siciliani, ciprioti, in vista di rappresentazioni teatrali e manifestazioni culturali.
La Vita della Morte (I ZOI TU THANATU), l’opera teatrale di Alexandra Zambà prodotta dalla Associazione dei ciprioti in Italia NIMA, sarà messa in scena nei prossimi giorni nel Salento (30 ottobre e 1 novembre) e a Londra (13 e 14 novembre) – dopo essere stata rappresentata a Cipro negli anfiteatri dei comuni di Aglantzias, Larnaca, Lacatamia, Aghios Dometios (estate 2009)
Salento
Calimera, Teatro Elio, venerdì 30 ottobre 2009 ore 20.30
Lecce, Teatro Paisiello, domenica 1 novembre 2009 ore 20.30
Londra
Teatro Technis 26, Crowndale Road, London, NW1 1TT, venerdì 13 e sabato 14 novembre 2009 ore 20.30
Il video che qui si propone è una breve scena della prima rappresentazione dell’opera – Roma, Teatro la Comunità, 31 marzo-5 aprile 2009
Lo Halloumi è il formaggio tradizionale di Cipro. La ricetta originale prevede l'uso di latte crudo di sola pecora o misto pecora e capra. Non si utilizzano starter industriali o naturali, così che le variazioni nell'aroma (e probabilmente nella tessitura) dipendono esclusivamente dalla microflora presente nel latte. Durante la fase di maturazione, i lieviti presenti nel siero salato usato per lo stoccaggio delle forme e i batteri acido lattici non starter provenienti dall'ambiente di caseificazione concorrono a loro volta all'evoluzione dell'aroma. Dopo la coagulazione del latte con caglio animale all'interno di vasche da 500 litri, la cagliata viene tagliata manualmente in piccoli cubi che sono poi lasciati riposare e depositare per qualche minuto. In seguito le porzioni sono raccolte e trasferite in piccoli stampi forati, di materiale plastico (altezza 11 cm, diametro superiore 10 cm, diametro inferiore 8 cm, capacità 350 g di cagliata). Senza l'applicazione di alcuna pressione, la cagliata viene lasciata sgocciolare per circa 1 ora e il siero viene raccolto e recuperato per la preparazione della salamoia. Mentre il caglio sta scolando, il siero raccolto viene trasferito in una caldaia dove è cotto a 90-95°C senza smettere di mescolare. Ciò provoca la denaturazione delle proteine del siero che, di conseguenza, si separano, salendo in superficie. Usando un mestolo, la frazione proteica del siero è raccolta e posta in forme di plastica perforate (in passato si usavano contenitori di paglia), e lasciata scolare. Questo prodotto viene chiamato Anari ed è simile alla ricotta: si tratta infatti di un formaggio a pasta morbida ottenuto dal siero. La Anari può essere consumato fresco e non salato, a due giorni dalla produzione, oppure salato in salamoia di siero ed essiccato (in questo caso può essere conservato per oltre un anno). Il passo successivo prevede la cottura delle formaggette nel siero per almeno 30 minuti a 90°C. Questo è un passaggio cruciale perché determinerà l'elasticità della cagliata. Dopo la cottura, ogni Halloumi viene salato a secco e cosparso con le foglie sbriciolate di menta secca prima di essere piegato e lasciato raffreddare per qualche ora. In seguito, le piccole forme vengono distribuite in contenitori con una capienza variabile fra 1 e 5 kg e coperti con siero salato (preparato a partire dal siero utilizzato per la cottura con laggiunta di sale). Lo Halloumi fresco è il prodotto immesso sul mercato subito dopo la preparazione, cioè a 24 ore dalla produzione, mentre lHalloumi maturo è il formaggio immesso sul mercato ad almeno 40 giorni dalla produzione (formaggio maturo in siero salato). Lo Halloumi è uno dei pochi formaggi prodotti e consumati a Cipro; si trova su qualunque banco di alimentari, dalla piccola alla grande distribuzione, ma il prodotto originale sta scomparendo, soppiantato dalle varianti industriali. Questo formaggio, per esempio, non ha alcun bisogno di essere pastorizzato, date le alte temperature di cottura, eppure sono ormai pochissimi i produttori che ancora si arrischiano a non effettuare questa operazione, diventata obbligatoria per legge. Dall'altra parte, l'allevamento bovino su larga scala sta in buona parte sostituendo la piccola pastorizia tradizionale, Con l'arrivo dell'allevamento bovino e l'inserimento di razze altamente produttive, anche ovocaprine, si è verificato un incremento della produzione zootecnica in stalla: le razze industriali, sia bovine che ovocaprine, mal tollerano infatti le alte temperature e la povera vegetazione delle brulle terre cipriote. Questo sta provocando da un lato una pericolosa perdita delle popolazioni e razze locali di capre (in particolare Machaeras e Ntopia) e pecore (soprattutto Chios) e dall'altro la produzione di un formaggio con caratteristiche organolettiche completamente diverse dallo Halloumi originale (latte di vacca, pastorizzato, da capi selezionati per le alte produzioni, allevati in stalla). Lo Halloumi è il formaggio tradizionale cipriota e, secondo testimonianze scritte e orali, viene prodotto nellisola da centinaia di anni (Economides, 2004). Il nome Halloumi potrebbe aver avuto origine dalla parola araba helime, che significa formaggio. È stato altrimenti suggerito che la parola Halloumi possa provenire dal termine che in Greco antico indicava il sale o dall'italiano salamoia (Anonymous, 1999). Si presume che il formaggio sia stato introdotto a Cipro dai mercenari Arabi provenienti dalla Siria e dalla Palestina, che si stabilirono nellisola durante il dominio dei Franchi (1192-1489 d.C.). I primi riferimenti che mettono questo prodotto con l'isola risalgono al 1554 d.C., quando Florio Bustron cita pecore e capre di Cipro ed un formaggio denominato Halloumi (in italiano Calumi) prodotto da un misto di latte ovino e caprino (Economides, 2004). Anche Monk Agapios, nel suo libro Agronomics del 1643 d.C. cita una ricetta di Cipro per la preparazione dello Halloumi, mentre Kyprianos, nel suo repertorio storico del 1788 d.C., descrive lo Halloumi come un formaggio delizioso e venduto dovunque in quantità.
La piccola minoranza di cattolici sull'isola era limitata ad alcune città costiere, come Famagosta, ma era presente anche nell'entroterra, per esempio a Nicosia, la capitale tradizionale. I cattolici tennero in mano il potere fino a quando gli abitanti greci vissero nelle campagne (questo fu lo stesso sistema applicato anche nel regno di Gerusalemme). Alla Chiesa autocefala cipriota di fede ortodossa, con il suo arcivescovo non soggetta ad alcun patriarca, fu permesso di rimanere sull'isola, ma venne largamente superata da quella cattolica in reputazione e quantità di beni posseduti.
Dopo la morte di Amalrico di Lusignano il regno passò a una serie di giovani ragazzi che crebbero fino a diventare re. Mentre vari membri della famiglia Ibelin, che ebbe gran parte del potere a Gerusalemme prima della sua caduta in mano ai musulmani, fecero da reggenti in questi primi anni. Nel 1229 uno dei reggenti Ibelin fu obbligato ad abbandonare il suo ruolo da Federico II del Sacro Romano Impero, che portò lo scontro tra Guelfi e Ghibellini anche sull'isola. I sostenitori di Federico furono sconfitti già nel 1233 mentre il conflitto continuò in Europa per molti altri anni.
I discendenti della famiglia di Federico, gli Hohenstaufen, continuarono a regnare su Gerusalemme fino a quando, nel 1268, Ugo III di Cipro reclamò il titolo e il territorio di San Giovanni d'Acri alla morte di Corrado IV di Gerusalemme; in questo modo egli unì i due regni. I territori palestinesi vennero alla fine persi mentre era re Enrico II di Gerusalemme nel 1291, ma i re di Cipro continuarono comunque a rivendicare il titolo regale.
Cipro aveva un'Haute Cour, l'Alta Corte, nonostante fosse meno potente di quanto lo fosse stata quella di Gerusalemme. Infatti l'isola era più ricca e feudalizzata del regno di Gerusalemme e di conseguenza il re disponeva di una maggiore ricchezza personale e poteva permettersi di ignorarla. Inoltre il regno era spesso in conflitto con gli invadenti mercanti italiani, difatti l'isola era diventata il centro dei commerci europei con l'Asia e l'Africa dopo la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291.
I re alla fine vennero sempre più sottomessi dai mercanti genovesi nel XIV secolo. Cipro allora si schierò con il papato di Avignone durante il Grande Scisma nella speranza che la Francia si occupasse di cacciare gli italiani dall'isola. Nel 1426 i Mamelucchi trasformarono il regno in uno stato tributario; i successivi monarchi persero gradualmente quasi tutta la loro indipendenza fino a quando nel 1489 l'ultima regina, Caterina Cornaro, abdicò e cedette l'isola alla Repubblica di Venezia.
Filippo II di Savoia (1496-97), padre di Filiberto II, prozio di Carlo II e di Iolanda Luisa, primo cugino di Carlotta e pronipote di Giano.
e diversi altri. I diritti divennero de jure, ma vennero rivendicati in linea maschile.
In seguito il titolo di re di Cipro rimase alla casa Savoia e come tale compare, dopo il titolo di re di Sardegna[1] anche negli atti ufficiali fino alla proclamazione del Regno d'Italia. Al giorno d'oggi Vittorio Emanuele Savoia possiede, infatti, anche il titolo di re titolare di Cipro.
Figlia del veneziano Marco Cornaro e di Fiorenza Crispo, apparteneva a una delle famiglie più ricche ed influenti della Serenissima, i Corner.
Venne educata in monastero a Padova fino all'età di 14 anni. Fu prescelta come sposa del re di Cipro e di ArmeniaGiacomo II di Lusignano, che sposò per procura il 30 luglio1468. Le fu attribuito dal Senatoveneto l'appellativo di "Figlia adottiva della Repubblica" onore mai tributato a nessuna donna prima di lei.
Solo nel 1472 Caterina venne condotta a Famagosta, sull'isola di Cipro, dove furono celebrate nozze sontuose. Un anno dopo il re morì lasciando la vedova incinta. Cipro cadde quindi sotto l'influenza veneziana.
Nella notte del 13 novembre1473, un gruppo di nobili catalani capeggiati dal vescovo di Nicosia, che si volevano liberare del dominio veneziano, entrarono nel palazzo e rapirono il piccolo facendo strage, uccidendo i parenti della donna davanti ai suoi occhi. Venezia inviò una flotta e un esercito e catturò i nobili dissidenti al soldo del re di Napoli e del Duca di Savoia. Caterina continuò a regnare sotto la costante protezione della Repubblica di Venezia e sotto stretta sorveglianza, anche dopo la morte di suo figlio Giacomo III avvenuta per febbri malariche nel 1474.
L'abdicazione e il ritorno a Venezia
Nell'ottobre 1488 fu scoperta un'altra congiura, ordita ancora dai nobili catalani. Venezia represse di nuovo la ribellione e decise di richiamare Caterina costringendola ad abdicare a favore della Repubblica. A seguito del suo rifiuto, fu minacciata che nel caso di disobbedienza sarebbe stata spogliata di tutti i privilegi e sarebbe stata trattata come ribelle. Il 26 febbraio1489 avvenne l'atto ufficiale dell'abdicazione di Caterina in favore della Repubblica Veneta. Il 18 marzo, vestita di nero, la regina lasciò per sempre l'isola.
Venezia accolse la sua figlia in maniera trionfale. Sedette sul Bucintoro accanto al doge[1]e fu nominata domina Aceli (signora di Asolo), conservando tuttavia anche negli atti ufficiali il titolo e il rango di regina. Sul territorio di Asolo, Caterina aveva gli stessi poteri del doge. Unici limiti: non poteva far subire ai sudditi nessun onere o angheria e non poteva ospitare chi non fosse gradito al doge.
Signora di Asolo
Caterina richiamò alla sua corte artisti e letterati, tra cui Giorgione, Lorenzo Lotto, Pietro Bembo, che qui ambientò Gli Asolani. Nel 1509, all'avanzare delle truppe imperiali di Massimiliano I d'Asburgo, si rifugiò a Venezia. Ritornata nel suo castello e tra gli asolani che tanto l'amavano, fuggì di nuovo quando le truppe tedesche si affacciarono alle porte di Altivole.
Caterina Cornaro morì a Venezia il 10 luglio1510 e venne tumulata nella Chiesa dei Santi Apostoli. Tale fu la folla che volle partecipare al rito funebre che i Provveditori fecero costruire un ponte di barche da Rialto a Santa Sofia per permettere un migliore deflusso.
La salma rimase solo pochi anni nella chiesa dei Santi Apostoli perché, a causa della costruzione della nuova chiesa, nel 1575 venne trasferita nella Chiesa di San Salvador, dove tuttora riposa.
Nell'opera si narra l'episodio storico che determina la morte del Lusignano, intrecciato ad una storia d'amore tra Caterina e Gerardo, un giovane cavaliere francese.
Note
^ L'episodio viene ricordato ogni anno da una Regata Storica che si tiene a Venezia la prima domenica di settembre.
Cipro - tradizioni popolari
(da internet)
Cipro non è solo artigianato e mare, ma è anche tradizioni popolari, di cui la poesia popolare è la tipica espressione, risalendo al X secolo, quando i poeti cantori, vagando per l’isola, comunicavano alla gente le notizie. Gli odierni poeti popolari prendono parte a diversi eventi, recitando in pubblico le loro poesie, accompagnandosi col flauto o violino. Tali cantori, ancora oggi, cantano le canzoni popolari medievali dove si racconta del Re Digenis, strenuo difensore dell’isola contro gli Ottomani, e della sua bella Regina, Rigaina. La musica popolare (folk) risale all’epoca bizantina, anche se è la naturale continuazione dell’antica tradizione musicale greca.
I Ciprioti amano le feste, sia religiose che civili, numerose nel corso dell’anno, alcune delle quali hanno radici remote, essendo ancorate alla storia ed alle tradizioni, mentre altre sono recenti.
Riportiamo un breve elenco delle feste maggiormente significative:
Epifania: si svolge il 6 gennaio e rappresenta la festività religiosa greco-ortodossa di maggiore importanza;
Carnevale: Le manifestazioni, che iniziano 50 giorni prima della Pasqua ortodossa, culminano nella Domenica di Carnevale, durante la quale si svolge il grande corteo in costumi tradizionali di Lemesos (Limassol) e con il Lunedì di Carnevale ad Anthestiria in onore del dio Dioniso, patrono del teatro;
Pasqua: è la festa religiosa più importante, durante la quale si svolgono processioni, celebrano riti religiosi e si svolgono numerosi giochi tradizionali.
Festa dei Fiori "Anthestiria": nel mese di maggio, si svolge questa festa che richiama le cerimonie dell’antica Grecia per festeggiare il risveglio della natura, tanto che le strade delle città sono ravvivate da coloratissimi cortei di fiori;
Festa del "Cataclisma": si svolge a Pentecoste. La festa si riallaccia agli antichi riti di celebrazione della fine della primavera e del principio della nuova stagione. Ciò spiega perché oggi tale celebrazione nei centri lungo la costa dia luogo all’ uscita in mare di imbarcazioni, oltre che a fuochi d’artificio, danze e musiche popolari;
Metà giugno - settembre: i versi di Euripide e di Sofocle riecheggiano nelle calde serate estive tra le gradinate dell’antico teatro di Kourion e nell’Odeon di Pafos, dove vengono rappresentate le antiche tragedie e commedie greche. Inoltre, la programmazione estiva cipriota prevede concerti musicali e spettacoli di danza;
Luglio: Festival di Larnaca e Lemesos (Limassol);
Estate: nei paesi dell’interno si svolgono manifestazioni locali che celebrano le tradizioni locali;
Settembre: a Lemesos (Limassol), si svolge la Festa del Vino, dove le musiche e danze popolari sono accompagnate da distribuzione gratuita di vino alla spina; in tal modo, si vuole far rivivere lo spirito di Dioniso, Dio del vino e dell’allegria;
Inverno: in vari luoghi dell’isola si svolgono concerti di musica classica, mostre d’arte e spettacoli teatrali;
Natale: le feste natalizie si tengono in tutta l’isola.